Quando il caldo non è più insopportabile e la neve ha lasciato le vette, sono ritornata in Marocco, un paese che non smette mai di stupirmi.
Luglio 1979 – Settembre 1998

Casablanca
Una grande metropoli affacciata sull’Atlantico; ci fermiamo per una visita alla Moschea Hassan II sul lungomare.

Questo moschea è la terza più grande al mondo ed il suo minareto raggiunge i 200 metri d’altezza. Inaugurata nel 1993, fu costruita per volere di Re Hassan; apprendiamo dalla guida che il marmo proviene da Gandolia (Varese) ed i grandi lampadari da Murano (Venezia).

Tutto è stupendo e grandioso, risuona il rumore degli scalpellini che stanno ancora rivestendo pareti a mosaico. Mamma Giovanna si ferma ad ammirare uno dei ceramisti e si complimenta; l’uomo la ringrazia regalandole una piccola tessera di ceramica.
Pernottiamo ad Anfa, quartiere-giardino di Casablanca. Tra viali bordati di palme, mantiene intatta la sua impronta francese, visibile nelle facciate art-déco di molti palazzi.
Rabat
Rabat una città unica , un intreccio di culture, lingue, architetture che si fondono tra gli antichi minareti. Dalla porta di Bab El Had si entra nella medina, protetta a sud dalla muraglia degli Andalusi (XVII secolo); qui vivevano i membri delle corporazioni artigianali mentre oggi, ogni domenica si tiene il mercato, dove si possono ammirare tappeti e oggetti in rame, acquistare spezie, sete, ceramiche e olio d’Argan.
Lasciate le bancarelle alle spalle iniziamo a salire fino alla Casbah degli Oudays: un vero e proprio quartiere-fortezza che dalla collina domina la città. Girando per le sue vie raggiungiamo la moschea El Atiqa, la più antica della città, fondata nel 1150.

Sul belvedere, uno spiazzo con spettacolare vista sull’oceano, mio fratello con altri signori del gruppo, improvvisano una partita di calcio “Italia – Marocco” sfidando i ragazzi del posto, seduti sulle gradinate invase dai gatti, in attesa dei pullman di turisti, (in questo periodo ci sono i mondiali di calcio). Mio papà Carlo fa l’arbitro.

La torre di Hassan (XII secolo) è il minareto di una moschea, iniziata per ordine del sultano Yacoub al- Mansour e rimasta incompleta. Realizzata in mattoni rossi e alta 44 metri è il simbolo della città.
Nella città nuova si trova il Palazzo Reale (Dâr al-Mahkzen) realizzato nel 1864 e sede del Governo. Ci sono anche i palazzi dell’amministrazione coloniale, costruiti durante il protettorato francese nella prima metà del XX secolo.
Meknes

Nel cuore della campagna verde e rasserenante, scandita dagli ulivi, intercalata di valloncelli
dimora da più di venti secoli dell’antica città romana di Volubilis

si trova Meknes, la città imperiale di Moulay Ismail. Le sue porte monumentali che fanno da breccia nei bastioni si schiudono su palazzi, moschee, fontane e giardini; il portale Bab al- Mansour è considerato il più bello di tutto il Marocco.

Fès
Centro spirituale e culturale del Marocco tradizionale Fès è la più imperiale delle città imperiali.
Vista da lontano Fès è un calmo oceano di tetti piatti dai quali sbucano i minareti.


Basta entrarvi per scoprire un’attività frenetica, un’infinità di passaggi, scale e cortili che sfociano in un groviglio di vicoli stretti in cui passano a malapena gli asini carichi di oggetti.

Le botteghe vendono gioielli in argento, vasellame dipinto col blu di Fès;

mi fermo ad una bancarella perché colpita da un bellissimo vaso di ceramica, dai colori molto brillanti (qui la luce ravviva particolarmente ogni cosa) e così inizia la trattativa per l’acquisto: offro la metà del prezzo senza far trapelare il mio interesse, il venditore rilancia. Senza fretta si continua e dopo aver accettato un tè alla menta il vaso è mio ad un prezzo ragionevole.
All’interno della medina, si trovano le antiche Concerie Chouara, dove da secoli si pratica la concia delle pelli: sono le più antiche del paese, e sono patrimonio dell’umanità. Assistiamo dalla terrazza di una bottega che vende oggetti di cuoio, gli uomini che lavorano immersi nelle vasche, alcuni sono immersi fino alle ginocchia, altri fino alla vita, intenti a compiere al meglio la pulitura e la tintura del pellame.
L’odore della conceria è molto forte, per questo ci viene offerto un ramoscello di menta da tenere sotto il naso.

Fès si sdoppia in due città: la città europea (Fez el Bali) costruita dopo la prima guerra mondiale, dove nell’VIII secolo si insediarono le famiglie arabe scacciate dall’Andalusia e la città araba (Fez al Jedid) costruita fuori dalle mura dai Merinidi nel secolo XIII che vi aggiunsero giardini, moschee e scuole coraniche.
Riprendiamo il viaggio

Marrakech
Esotica, accogliente, dai colori accesi. La ritrovo dopo 20 anni dal mio primo viaggio nel sud del Marocco… è rimasta una delle poche mete ancora “hippy”. Nei souk si vendono sempre le stesse pantofole, le lampade in ferro battuto, le ceramiche variopinte. Nel labirinto della Medina si trovano scorci di modernità: dalla terrazza sul tetto del riad, tra piante di fichi e profumo di rosmarino, la connessione wi-fi è libera; negozi di grandi firme, bellissimi palazzi ristrutturati e poi ascolti i Muezzin che chiamano i fedeli alla preghiera. Il risultato è un concerto a più voci che si ripete più volte al giorno.

Come giri l’angolo, nel vicolo una porta socchiusa svela un palazzo dal vasto patio dove si sente il suono di una fontana;
è il palazzo della Bahia,

lo visitiamo fra profumi di gelsomino e arancio.
Verso il tramonto tutto converge verso la piazza Jemaa el Fna: musici, cantastorie, danzatori con serpenti; ancora esistono scrivani pubblici, venditori ambulanti di spremute; e quando le stelle e le lampade si accendono, fili di fumo si innalzano dalle carni arrosto e dai cuscu:, uno spettacolo abbagliante.



….

Bellissima la scoperta del kajal in polvere; si trova su quasi ogni bancarella raccolto in piccoli contenitori di legno intagliato o di vetro con il tappo in argento. La prima applicazione è stata un disastro … ma basta un po’ di tecnica ed il gioco è fatto: si appoggia il bastoncino umido intinto nella polvere sulla rima dell’occhio e si stende verso l’esterno; la polvere si deposita sulle palpebre e così, con pochi dirham, si acquista uno sguardo misterioso.
Tornano alla mente i miei 20 anni ed il viaggio in Marocco fatto 20 anni prima, un po’ vagabondo, con mete improvvisate e chiacchierate fino all’alba sotto pergolati di rose, bevendo tè alla menta. Andavamo verso Sud, attraversando il deserto con gli amici, fino a Ouarzazate. Ora, insieme a quelli di questo secondo viaggio con i miei genitori e con visite guidate in ogni città, i ricordi si fondono in un labirinto di ombre e luci, di colori, suoni e profumi, in una magia che continua a sorprendermi.

















