22 novembre 2019
Daniele ed io abbiamo deciso di lasciare l’auto a casa e di goderci il panorama dal finestrino del treno. Il viaggio da Milano verso Ancona trascorre chiacchierando, leggendo e facendo un piccolo spuntino con panini portati da casa.
Passata la pianura padana, le colline romagnole -marchigiane ci appaiono addormentate sotto una pioggerella leggera; il mare alla nostra sinistra ha il suo fascino anche in novembre.
Siamo diretti a Jesi, per ritirare il premio letterario che ho vinto partecipando a “l’Arte in versi”.
Arriviamo ad Ancona nel pomeriggio inoltrato; vicinissimo alla stazione ferroviaria noleggiamo un’auto che (purtroppo) ci danno con il cambio automatico e che causerà un po’ di malumore, visto che ad ogni frenata, per il contraccolpo delle frenate, la mia cervicale va in tilt. Lasciato il traffico, cessata la pioggia e presa un po’ di confidenza con l’auto tutto torna sereno. Questo viaggetto rappresenta una piccola fuga di due giorni, lontani dalla quotidianità, alla ricerca di momenti belli da condividere.
La nostra sistemazione per la notte è accogliente: Hotel dei Nani . All’arrivo ci accoglie un Signore con sorriso gentile, le camere sono grandi e dalle linee pulite. Depositati i bagagli ritorniamo alla reception e ci rassicurano sul fatto che troveremo un pasto caldo in città nonostante l’ora.
L’indomani, al nostro risveglio, noteremo nei corridoi alcune signore molto basse e la colazione in sala da pranzo ci verrà servita da un’altra signora gentilissima e di statura “mignon”. Ecco perché l’albergo si chiama “Hotel dei Nani”.

23 novembre

Ci accingiamo alla scoperta della città di Jesi. Ancora oggi , come l’impianto antico su cui venne eretta, ha due vie principali: il cardo massimo (nord-sud) e il decumano massimo (est-ovest), massima espressione architettonica dell’Antica Roma. Dove le due vie si incrociano ad angolo retto sul pavimento vi è uno scudo di bronzo a forma di rombo
La Jesi storica è racchiusa in un abbraccio dalle sue mura (nel XV secolo le mura di Jesi vennero, quasi totalmente ricostruite), con torrioni di forma diversa, cortine coronate e feritoie risalenti al Medioevo. Dopo ripide salite, entriamo in città da porta Garibaldi, fiancheggiando case purtroppo non più abitate; arriviamo alla Piazza Federico II che, racchiusa da edifici nobiliari e dal Duomo con al centro la fontana-obelisco, sorge sullo stesso luogo di un antico foro romano.

Durante il viaggio che Costanza d’Altavilla intraprese per raggiungere Palermo dove il marito era stato appena incoronato re di Sicilia, il giorno di S. Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto al centro della piazza di Jesi, nacque Federico II, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e di Gerusalemme, che definì Jesi come la sua “Betlemme”.

Il Museo Federico II. Nel cortile troneggia la sua statua; raffigurato con la barba ed una folta chioma, con la mano sinistra regge lo scettro del sacro Romano Impero e ai suoi piedi, impressionante, un leopardo accovacciato, animale prediletto per la caccia e che figura nello stemma imperiale dopo le nozze con Isabella d’Inghilterra.
Al museo si viaggia nella storia fra immagini e storie di dame e cavalieri, battaglie e conquiste.

Entriamo in Duomo, alla porta di ingresso due statue di leoni di marmo sostengono le acquasantiere e un bell’affresco sormonta l’altare. Al lato destro le reliquie dei due patroni di Jesi, San Settimio e San Floriano. I marmi e gli affreschi al suo interno lasciano a bocca aperta!
Arriviamo a Porta Bersaglieri e ci troviamo nei giardini delle Carcerette, punto panoramico per ammirare Jesi e i suoi tetti…


In piazza della Repubblica oggi è giorno di mercato; ci fermiamo qua e là a curiosare fra le bancarelle: in una vetrina un bellissimo Pinocchio, ma purtroppo il negozio è chiuso per lavori.
Il sole si alterna alla pioggia, camminiamo stretti sotto un piccolo ombrello fra sontuosi palazzi, una realtà ricchissima di arte e di storia.
Ci perdiamo nella trama intricata dei suoi vicoli, scalinate e piazzette. In una Piazza, Daniele nota un cartello “ Bagni pubblici” e con nostra grande meraviglia costatiamo che sono ancora oggi funzionanti, quindi è possibile farsi una doccia o fare un taglio dal barbiere o dal parrucchiere.
Dopo aver fatto una piccola spesa ritorniamo in albergo. Un piccolo spuntino e un riposino ci rimettono in sesto per affrontare la cerimonia di premiazione.
Usciamo dalla sala consigliare all’imbrunire, con la mia targa nella borsa e ci fermiamo per un aperitivo con gli amici incontrati alla premiazione.

Alla sera un’ottima cena al ristorante dell’albergo.
Siamo di nuovo in centro, nel cuore di Jesi; passiamo accanto a Palazzo Pianetti la sede della Civica Pinacoteca, a Palazzo Ripanti, all’Arco Clementino con il leone rampante simbolo di Jesi. Qualche foto di fronte al Teatro Pergolesi, in origine detto “della Concordia” che risale ai primi dell’Ottocento.



Oggi prende il nome dal musicista jesino Giovanni Battista Pergolesi; il teatro vanta il titolo di Teatro della Tradizione ed ospita ogni anno una ricchissima stagione di lirica, prosa e musica sinfonica.

Seguiamo il flusso delle persone che passeggiano sul corso, alla domenica mattina dopo messa. Qui ancora c’è questa bella usanza di sedersi alla caffetteria per l’aperitivo e poi farsi incartare due paste da portare a casa. Entriamo da Bardi, caffè storico che conserva arredi e finiture dei primi del ’900, facciamo colazione con la meringa, una candida nuvoletta che si scioglie in bocca e ne prendiamo due pacchetti per mamma Giovanna e mamma Orsola.
Riprendiamo l’auto e lasciamo le mura di Jesi alle spalle.

Percorriamo la Vallesina lungo il corso del fiume Esino, dominata dalla sagoma del Monte San Vicino. La valle è chiusa da colline sulle quali si distendono filari di viti; qui si produce il Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei vini bianchi più rappresentativi dell’Italia intera.
Un panorama che sembra non aver perso il lato selvaggio della natura: poche colture, molti spazi aperti e un colore giallo bruno di tardo autunno che si perde all’orizzonte.

Indecisi se andare a Castelfidardo per le fisarmoniche o a Loreto, optiamo per la destinazione spirituale. La città si trova su una collina su cui spicca la cupola della Basilica della Santa Casa, in cui si suppone abbia dimorato la Madonna.
Nel 1294 la casa dove visse la Vergine Maria fu smontata e trasportata dai crociati per salvarla dalle devastazioni ad opera dell’esercito musulmano, ma è bello pensare come la tradizione racconta cioè che furono gli angeli a trasportare la casa in questo luogo.

Con una breve passeggiata raggiungiamo il piccolo centro storico, dove vi è un bellissimo panorama sul promontorio del Conero.

Visitiamo la Basilica raccogliendoci in preghiera in una nicchia sopra l’altare dove si trova la statua della Madonna nera.

Nella piazza antistante la Basilica si trova la Fontana Maggiore di Carlo Maderno, il Palazzo Apostolico ed il campanile, opera di Vanvitelli.
Ritorniamo ad Ancona e consegnata l’auto ci avviamo alla stazione. Il nostro treno arriva puntuale, ci sediamo uno di fronte all’altro, ci sorridiamo mentre le nuvole che ci hanno accompagnato per tutti questi giorni per un attimo svaniscono lasciando intravedere un tramonto rosato.
Chiusa la porta di casa, sulle labbra di Daniele un mio bacio e un Grazie.