Partiamo in volo da Milano in un mattino di settembre; il cielo azzurro preannuncia una giornata solare … Invece, arriviamo a Copenaghen sotto un diluvio.
Anche quest’anno Daniele ed io andiamo a trovare Federico e Sara che abitano in Svezia. La novità è che abbiamo deciso di noleggiare l’auto a Copenaghen e risalire la costa fino a Goteborg.
Due giorni a Copenaghen
Il noleggio dell’auto è stato velocissimo così decidiamo di passare subito in albergo a rinfrescarci un po’. Alla reception ci dicono che è troppo presto per darci la camera, ma con un piccolo supplemento di prezzo è possibile averla subito a disposizione. Tutto il mondo è paese…

La camera è minimale: la testata del letto è una cartina del mondo originalissima, con alcune capitali segnate a caratteri cubitali. Siamo un po’ confusi guardando le pareti in cemento grezzo; sembra che qui stanno facendo ancora dei lavori… No, no… è New Art!
Daniele si mette alla guida della piccola Nuova 500 presa all’aeroporto ed io, cartina in mano, mi calo nei panni di navigatore. Seguiamo la strada in mezzo alla campagna che è completamente affiancata da pista ciclabile; arrivati a Copenaghen parcheggiamo in una via del centro ma per un buon quarto d’ora restiamo bloccati in macchina per la pioggia scrosciate.

La nostra visita alla città della Sirenetta comincia proprio da lì, dall’icona nazionale: la Sirenetta seduta su uno scoglio affacciato sul porto. La piccola statua di bronzo, che raffigura la protagonista di una delle più celebri fiabe di Hans Christian Andersen, si trova vicino al Kastellet un isolotto su cui sorge la cosiddetta cittadella, un’area a forma di stella, ben conservata e circondata da un grande parco.


Da qualche parte ho letto che i danesi non ci tengono poi così tanto a questa così famosa Sirenetta Anzi, avrebbero tentato in tutti i modi di farla sparire, anche staccandola dallo scoglio su cui poggia e gettandola in mare, decapitandola, coprendola di vernice e persino con un burqa. Ma la Lille Havfrue (Sirenetta in danese), che da un secolo se ne sta su un sasso alla banchina di Langeline, è ancora lì. Forse amata solo dai turisti giapponesi, ma a noi piace lo stesso.
Basta un raggio di sole e li trovi tutti lì, i danesi di Copenaghen, in maglietta e calzoni tirati su, seduti a cavalcioni sui muretti nella suggestiva zona di Nyhavn , lungo il porto vecchio, pieno di barche a vela ancorate e di case colorate in varie tonalità.



Ci fermiamo in uno dei tanti locali all’aperto che fiancheggiano il canale: ordiniamo 2 cappuccini che ci servono senza zucchero né cucchiaini. Alla nostra richiesta arriva una sola bustina… mah ! Ci godiamo un po’ di sole che è appena sbucato.


Passeggiando a piedi notiamo che questa città, e nonostante la grandezza, è a misura d’uomo. Dicono che la popolazione danese sia la più felice d’Europa e diventa un piacere passeggiare a zonzo per la città semplicemente vedendo visi sorridenti.


Per rimanere in tema di felicità, ci addentriamo nel quartiere Christiania, la “città libera”, fondata da giovani hippies nel 1971. Anticipavano, a modo loro, il sogno di un luogo dove vivere felici e contenti. Lì, nella grande piazza, incontriamo qualche vecchio hippies, musicisti e anche qualche senzatetto, tutti molto discreti. Questa comunità alternativa pare sia ormai diventata poco più che un’attrazione turistica; ad ogni modo, in ossequio a quanto riportato anche dalle guide turistiche, rispetto la loro privacy ed evito di fare fotografie.




Il mezzo di trasporto locale più usato, è la bicicletta: donne anche anziane giovani, bambini, in tuta, in giacca e cravatta, tutti in bicicletta! Io stessa, cresciuta in un paesino dove si pedalava molto per spostarsi da un luogo all’altro, così tante biciclette tutte insieme non le avevo mai viste. Hanno la precedenza su tutto e Daniele ha qualche difficoltà nel guidare la macchina in mezzo ad esse.

Alla fine di Prinsessegade vi è un quartiere moderno Holmen, un tempo sede della Marina Militare danese. Ora ospita quattro accademie d’arte e l’Opera House di Henning Larsen, un globo di vetro trasparente sormontato da un tetto che sembra non voler altro che prendere il largo. Noi ci entriamo per usufruire della toilette. Ci piace molto questo rapporto con il mare, le banchine con architetture monumentali, le case di vetro che si innalzano dall’acqua come palafitte.

Imbocchiamo la Frederiksstaden e incontriamo l’enorme Chiesa di Marmo Frederiks Kirke, poi la grande statua di Kirkegard

fino ad arrivare al Palazzo di Amalienborg, dove risiede attualmente la famiglia reale. E’ una struttura del Settecento, articolato in quattro edifici che affacciano su un unico grande cortile. Assistiamo al Cambio della Guardia, ma una scrosciata di pioggia ci fa riparare sotto delle volte del palazzo con altri turisti. Ma veniamo subito allontanati dalle guardie per inspiegabili ragioni di sicurezza.

Dal Palazzo di Christiansborg, antica residenza di corte fino al 1794 e oggi sede del Parlamento e degli Uffici del Governo, arriviamo al Palazzo di Frederiksborg,

immenso e raffinato edificio barocco circondato da un parco spettacolare. Qui, nel XVIII secolo, iniziarono gli intrighi di corte cioè il menage a trois tra il folle re di Danimarca Christian VII, la regina Caroline Mathilde e il loro medico Johann Friedrich Struensee.

Terminiamo la nostra visita dei palazzi di reali, al Castello di Kronborg, uno dei castelli rinascimentali più importanti del Nord Europa e considerato Patrimonio dell’Umanità. E’ qui che la vicenda amorosa si concluse, con la reclusione della regina, accusata di adulterio e rinchiusa nel castello, e con la prigionia del medico Struensee.

In centro si trova Strøget, un’isola pedonale piena di negozi eleganti. Daniele rimane sconcertato dalle fantastiche vetrine e dagli ancora più pazzeschi prezzi dei foulard di Yves Saint Laurent. Dicono che quando c’è il sole il centro di Copenaghen si riempie di musicisti, pittori e artisti; oggi però ce ne sono pochi. In piazza Amagertorv mi fermo entusiasta davanti alla vetrina della Royal Copenhagen, le finissime porcellane che la fabbrica produce dal lontano 1775. Avevo tre piatti autentici di un bellissimo azzurro da appendere; ma un tempo non avevo apprezzato la loro bellezza e li ho regalati.

Vogliamo fare una sosta al Royal Café, per assaggiare i tradizionali brunkager, biscotti allo zenzero sottili e croccanti con cioccolata fumante. C’è coda all’ingresso e fanno entrare poche persone alla volta. Desistiamo ma ci fermiamo un po’ più in la, davanti alla vetrina del Conditori La Glace, la pasticceria più antica della città. Nelle vetrine una celestiale visione di torte decorate da veri artisti!
Lasciamo la Danimarca, percorriamo i 16 chilometri di ponte costruito sul Mare del Nord e siamo in Svezia. Oltre alla passione per il verde che unisce queste due Nazioni, le lega un certo gusto per lo spazio, le linee pulite. Da una parte all’altra si stagliano le pale eoliche, condividendo la luce che producono.




